Social Media in stile Hollywood



Nel 2011 il popolare attore Charlie Sheen, figlio della leggenda americana Martin Sheen e star di film cult come Platoon, Hot Shots e Wall Street, è caduto così in basso che si può parlare di un vero e proprio “esaurimento nervoso pubblico”. Licenziato dal cast della popolarissima serie TV “Due uomini e mezzo”,  lavoro per il quale era pagato profumatamente, la star ha postato video girati da lui sul suo sito, mostrando nei dettagli la sua abitudine di fumare cocaina e la sua ferma convinzione di avere sangue di tigre nelle vene.
Sheen ha fatto guerra alla casa produttrice per cui lavorava sfruttando il potere di YouTube e non appena la stampa tradizionale si è occupata di lui (con un’intervista per Fox News) è diventato un meme talmente vasto da uscire dai confini dei paesi di lingua inglese. I media televisivi hanno fatto solo da scenografia all’intera vicenda: è sì vero che l’attore ha riservato i suoi più feroci vaneggiamenti per quella particolare apparizione televisiva, ma il lavoro vero è stato fatto interamente tramite condivisione su social media. All’apice di questa follia, Sheen ha deciso di registrarsi su Twitter. In un attimo è passato da zero a un milione di follower, battendo ogni record di velocità e guadagnando 129.000 follower al giorno per le prime tre settimane.
Guardando alla presenza dei vip sui social media si vede subito che tutto gira intorno a Twitter. Sembra proprio che il cinguettante social media abbia fatto la sua entrata in scena al momento giusto: dopo un’ascesa stellare, la meteora MySpace aveva subito una drammatica caduta con la nascita del re dei social network, Facebook, che esortava le persone “comuni” a condividere i propri pensieri, foto ed ogni idea che potesse anche solo minimamente interessare a chi si trovava in ascolto. Dal punto di vista dei VIP, Twitter offriva quel qualcosa di diverso che era proprio quello che cercavano:  la possibilità di condividere idee in pochissime ma opportunamente scelte parole, di pubblicizzare il loro ultimo film e di postare foto mantenendo sempre il controllo dei contenuti.
Facebook è tutta un’altra cosa. Mentre nel caso di Twitter molte celebrity come Lady GaGa aggiornano il loro account personalmente tramite cellulare, postando foto e video fatti da loro, nel caso di Facebook è più facile che le pagine vengano aggiornate tramite computer portatile, sono quindi generalmente gestite da un team dedicato e più orientate verso l’aspetto commerciale. Libri, download di musica, t-shirt, cappellini da baseball, profumi e tutto quello che una celebrity può pensare di vendere sono pubblicizzati tramite la pagina Facebook ufficiale ed indirizzati agli utenti giusti in base ai contenuti per i quali questi hanno mostrato interesse in passato.
C’è da dire, tuttavia, che non tutte le persone che godono di fama o sono conosciute dal grande pubblico sono sui social media per fare soldi. Attivisti, accademici, comici, giornalisti e tutti coloro che pensano che la loro opinione sia degna di essere ascoltata si sono iscritti a Twitter per mostrare sempre materiale fresco e avere l’ultima parola sui loro “rivali”. Non appena una storia diventa notizia, chiunque abbia un account può pubblicare il suo personale punto di vista impiegando lo stesso tempo che serve per pensare ad una barzelletta carina e scrivere 140 caratteri (ad essere sinceri, sono in tanti a saltare il primo passaggio…). E non sono solo gli intellettuali a cercare un palcoscenico, le star dello sport  non sono da meno. Per la serie “ogni paese ha il suo Cassano e le sue cassanate”, il calciatore inglese Joey Barton, famoso per risse, pugni e calci, ha utilizzato Twitter per fare le sue scuse ufficiali dopo avere dato del “nasone” all’ex giocatore dell’Inter Zlatan Ibrahimovic.
Il potere dei social media può fare nascere star dal niente , vedi il ragazzino della canzone Chocolate Rain. Anche se la loro popolarità raramente dura più dei famosi quindici minuti, è sufficiente per fare andare nel panico le star più “tradizionaliste” che temono di essere messe così nell’ombra. I social media sono quindi diventati più una necessità che un semplice lusso, e chiunque perda il treno di Twitter viene etichettato nella migliore delle ipotesi come un mistero, più probabilmente come un luddista o un fallito. Noi persone normali possiamo stare certi di una cosa: le noiose serate domenicali passeranno molto più in fretta leggendo i 140 caratteri di vaneggiamenti pieni di crack di Charlie Sheen.
Questo articolo è stato scritto da Barry Cooke. Barry è uno stimato consulente in materia di SEO ed usabilità che lavora in diverse aree del settore ricerca e social media da più di 15 anni. E’ inoltre un esperto e grande utente di social network e servizi di chat online.